The SoulForge

Pensieri sparsi, senza seguire un filo

CHI SONO

Utente: Evrain
Nome: Evrain of Brandigan (così dice il Libro dei Nomi)
Avete presente Shinji di Neon Genesis Evangelion? Ecco, la versione riveduta e corretta, però... Ah si, aggiungete anche il folle progetto di laurearsi in Medicina e Chirurgia e dovreste esserci, altrimenti io sono qua, non vi resta che conoscermi :)

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lunedì, 17 agosto 2009

Ballo questa decadance....

...e porto le migliori cose dentro me (cit.)
Ah, che bello tornare a scrivere sulla SoulForge! Un pò meno sapendo che ho esattamente trenta minuti prima di rituffarmi nella fisiologia umana, ergo spero mi perdonerete involontari errori di ortografia imputabili anche alla vomitevole condizione in cui si trova la tastiera del mio laptop - ma a sua discolpa, passare 5 anni di onorato servizio su e giù per mezza Puglia e mezze corsie del Policlinico avrebbe distrutto qualsiasi portatile.

NOTA: questa è la "passata n°2", visto che pare - ed è vero! - la fretta non voluta causa chiamata in ritardo mi ha fatto troncare il discorso e ingarbugliare troppo il tutto. E poi, pare che abbia insultato i grandi veci che finivano Truxton con un gettone (/sarcasmo, ma anche /invidia se avete presente il livello di difficoltà di questo gioco)

Ma torniamo a noi: vari progetti per GbaRL e gli studi (oltre alla ragazza, s'intende) hanno azzerato il tempo concesso alla SF, tuttavia questo spunto di discussione era troppo interessante perchè si potesse saltare a piè pari; spero di riuscire ad intrattenere piacevolmente i miei venticinque lettori.
Ora, qui ci sarebbe da inserire il video di cui discuterò, ma NATURALMENTE la smania imbecilloide di vietare il linking da Youtube pare aver contagiato anche i bradipi che gestiscono Splinder; peggio per loro, lo posterò su GbaRL. Ad ogni modo, quello di cui sto parlando è Deca Dance, ultimo singolo dalla ennesima commerciala.... ehm ultimo album di uno dei rapper che personalmente ho più apprezzato nei suoi tempi d'oro, ovvero J-Ax. ora, cosa c'entra mai "l'uomo del cannone" (sic!) con i videogiochi?Megadrive Ecco qui la ragione.

Ok, ammetto che i più giovani fra di voi, lasciando ovviamente perdere i vari tamarroni della Plèi-generescion inteso come i vari acquirenti di un sistema ludico non per giocarci, bensì perchè lo stesso viene assunto a status symbol, dove, citando Ribaz su GbaRL, "se non ce l'hai sei uno sfigato" (senza offesa per i possessori di PSx, s'intende, faccio un esempio: intendo i fighettini alla "oh zio stasera da me a giokare ko sta plèi ke vi spakko il kulo a tutti!" che escono dall'Auchan con la PS3 80Gb e nemmeno un singolo, fottuto gioco; scena vista con i miei occhi, il pisquano si era persino comprato lo Sports Pack per il Wii pensando fosse per PS3! A questo punto perchè non comprarsi anche Gears of War? Tutto ciò batte persino mia madre che voleva infilare il DVD9 di Halo 3 nel Megadrive), non riconosceranno il blocco nero qui a destra, ma i vecchi come me si metteranno a piangere nel riconoscere il mitico, leggendario, mai troppo compianto Sega Megadrive, a quanto pare amato anche dal rapper milanese che lo cita come esempio dei "bei tempi andati" che erano il decennio '80-'90.

Ora, già a questo punto fattanz (:*) mi chiamerà vecchio e Max vorrà bannarmi per evitare di stare a leggere oltre, ma generalizzando un pò il discorso, quello che mi ha stupito nel testo della canzone è stato un confronto velato ma non troppo fra una situazione di decadimento attuale e quelli che vengono definiti come tempi d'oro (i novanta) per sogni, ideali, musicalità, ludica, tricche tracche e castagnole. Tralasciando i commenti di ordine generale e soprattutto dovuti alla mia parziale crisi di un quarto di mezza età, o forse al non aver mai completato Biomechanical Toy in gioventù (seriamente, quel gioco è malefico ndEvrain), trovo abbastanza giusto il paragone di quando ci si innamorava dietro a Kiss Me Licia, live action ispirato al successo dell'omonimo anime mentre ora Mediaset pare capace solo e solamente di sputar fuori altri Grandi Bord-Fratelli, Melite e Raffaelle e Cristine nonchè anime stracensuratissimi e specificamente mirati ad un pubblico di bimbiminkia appositamente creati per giocarsi quei 10 milioni di miliardi di neuroni di cui il cervello umano si compone (medicina e chirurgia docet). Avevo citato, e continuo a citare i Wham! del George Michael pre-carriera solista, come anche la leggenda (musicale, per quanto si possa discutere l'uomo) di Jackson e dei suoi passi, ma anche dei Queen, Poison, U2, Guns'n Roses, Aerosmith, Pink Floyd (ho dimenticato nessuno? /ri-sarcasmo) eccetera eccetera, rispetto ad una sorta di implosione su sè stessa della musica con l'avvento degli amici di Mmmaria e dei vari gruppi confezionati su misura dalle case discografiche.
Spero sia chiaro il punto: è un contrasto fra un equilibrio spazzatura-non spazzatura che nel prima e nel dopo pende più o meno lievemente verso uno dei due piatti, non un tout-court "si stava meglio prima quando si stava peggio" o altre ovvietà; oddio, in un certo senso è un'ovvietà, ma non è questo il punto.

Chiudendo qui, perchè effettivamente mi sto spostando troppo dall'argomento fondamentale, inoltre chiedo scusa per l'eccessiva dose di sarcasmo al vetriolo ma che cos'è riscrivere un articolo senza fare tesoro delle critiche costruttive (si ringraziano Fattanz, Ribaz e anche quel lamero di Max) e dileggiare quelle non costruttive? Ora la smetto.
Reimmettiamoci nell'argomento videogiochi. Amministrando GbaRL, ho sotto gli occhi la degenerazione sia dell'industria videoludica che dei suoi fruitori, a prescindere dalla snervante convinzione diffusa che ora un gioco non vada gustato lentamente, ripensando a tutto il sudore e le fatiche per ottenerlo, bensì vada immediatamente comprato dal papi o scaricato dalla Rete per ragioni varie, che poco incoccia con quando mettere le mani su un Twilight (nota: erano vecchissimi dischi di warez in cui ogni gioco era tagliuzzato, craccato, reimpacchettato, il tutto confezionato in un multi-installer scritto in VB. Ai tempi di Win3.1/95) era un qualcosa di talmente eccezionale che il CD lo si coccolava come una reliquia, per tutto il resto una volta ogni sei-otto mesi si andava al negozio a sbattere il naso e la capoccia contro la vetrina dei cartuccioni SNES/MD. Ma a farmi cascare le braccia, oltre all'idea che adesso un gioco per essere innovativo o giocabile o chissachè debba monitorare il battito cardiaco (eh? Per pietà, ne vedo/metto abbastanza di quegli infernali aggeggini in corsia, non ho bisogno di farmi dire dal mio Wii anche che saturazione ha la mia emoglobina!), è l'idea che esso si giochi da solo.

CHE COSA??????????

mushihimeGuardate questa foto a lato: in proporzione, nemmeno dieci, erano QUESTI i giochi, roba con i controattributi. Non state lì a pensare che intenda solo ed esclusivamente i manic shooters da bar - sono conscio del fatto che piacciano solo a me e a qualche decina di migliaia di altri folli per tutto il pianeta kenmasta/genecyst/NoelG inclusi, Nipponia esclusa - ma intendo dire si trattava di cartuccioni o millemila CD (ad esempio, Aliens era in due, Nightlong pure, Blade Runner era in QUATTRO e Evocation 2 era in cinque dischetti) attesi per quasi un anno e, dopo acquistati, si scopriva che il gameplay era talmente bastardo, i livelli talmente lunghi ed intricati, i save points così sparsi che praticamente passava un anno prima di finirlo.

E non esistevano trucchi, e non esistevano codici, e non esistefano le maledette Action Replay.
(o meglio, esistevano, come fattomi notare da fattanz, tuttavia - e questa ne è appunto la riprova, parliamo di accessori praticamente sconosciuti al 99,99% del popolo videoludico, che al massimo si stupiva, come me, di fronte a quegli strani pad per SNES con funzione autofire a levetta per ogni singolo tasto. Avete capito bene, switch autofire per ogni singolo tasto, sei tutti in fila e di colori diversi :D)

Capite cosa intendo dire? Ora sento dire di qua e di là "mi date il trucco per passare quel boss? Non ho voglia di sbattermi a trovare la strategia", oppure "oh, sto gioco dura venti ore! E' lunghissimo" oppure ancora "o, non ha la mega grafica iperstraultrapompata, non è degno di esistere". E cominciano a girarmi gli attributi: tanto per fare un esempio, IO sono ancora qua che, a distanza di diciassette anni ancora non ho finito Jurassic Park per Megadrive/Genesis con Alan Grant, gioco a dir poco micidiale dove quando sbucava una testa di T-Rex dal muro badavi poco al fatto che fosse una texture pixellosa a 16bit, eri troppo impegnato a fartela sotto dalla paura. Senza contare Megaman X per SNES, dove dovevi incocciare la testa quelle belle trenta o quaranta volte prima di superare il maledetto SuperComputer dell'ultimo livello, ove muoverti in neanche cinque centimetri di larghezza schermo e con un pozzo di spine sotto i piedi, naturalmente senza corazza del Ninja (che garantisce l'invulnerabilità dalle spine, in MMX5).
Un altro parallelo è dato dalle avventure grafiche: ho avuto modo di giocare al remake DS di Paradise, incantevole rifacimento touchscreen di una delle opere del Maestro Benoit Sokal, adesso titolato Last King of Africa, e francamente è stato bello rivedere qualcosa in cui gli enigmi non si risolvessero da soli al clic di un tasto, sebbene non si arrivi alle vette di frustrazione di quel quadro vivente che è la saga di Myst.
La cosa strana è che ora ci si stupisce, o indigna a seconda dei casi, se un gioco supera le venti, massimo venticinque ore di longevità e con indice di rigiocabilità praticamente sotto i tacchi - ho provato a rigiocare Gears of War, ma la noia mi ha sopraffatto durante il capitolo Burnt Rubber a livello di difficoltà massimo; per certi versi, anche i GTA attuali non mi trasmettono le sensazioni del 3, mentre ascoltavi Celine Dion stando in piedi sul Callaghan Bridge sotto la pioggia scrosciante, nei sequel c'è sempre un quid che sento mancare. L'ultima vera emozione me l'ha trasmessa quel capolavoro di Metal Gear Solid 4, qualcosa che non si vedeva dai tempi di Inigo Prophecy e la saga della Legacy of Kain.

D'accordo, i tempi cambiano, gli impegni pure, la tecnologia nemmeno a parlarne, ma è degno di nota come siamo passati dal passare le giornate a scambiare fogli con su righe interminabili di password astruse, o codici che parevano più sacri ed innominabili del Necronomicon Ex-Mortis, al venerare titoli come i vari Imagine/Giulia Passione, o "il gioco ufficiale di" Amici/Isola/Provadelquoco/eccetera, mentre magari capolavori come il già citato Indigo Prophecy, o anche quella piccola perla di GTA Chinatown Wars, floppano peggio di ET per l'Atari (ok, questo è un riferimento CATTIVISSIMO, visto che parlo di diecimila cartucce invendute scaricate da qualche parte negli USA e sepolte).
Nintendo, Nintendo... che fine ha fatto il Seal of Quality? Quando per farsi approvare un gioco bisognava passare una trafila infinita di controlli. E tu, Sony, che fine ha fatto la libreria di titoli della gloriosa PS2? Personalmente reputo il videogioco l'alternativa d'oro per poter sostituire ai programmi televisivi attuali un'oretta di svago (più o meno) intelligente, ma se adesso addirittura i boss troppo difficili ce li risolve lui... che senso ha?

Oddio, in MGS4 ha perfettamente un senso, è un film!
E con questo, spero francamente di aver dato un senso logico a quella che ieri sera era un'accozzaglia di parole e pensieri. Prima regola di un qualsiasi pisquano che voglia scrivere un blog, o un articolo (in pratica, me): rileggitelo! :D

postato da: Evrain alle ore 19:40 | link | commenti (13)
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mercoledì, 29 luglio 2009

I'm back!!!

Ah, che gran piacere tornare sul blog! Finalmente, oserei dire. Il punto è che la facoltà di medicina non lascia davvero scampo in merito, o studi o paghi le conseguenze - nella forma di un numero pericolosamente alto di pazienti morti in unione alla scoperta che non esiste l'opzione Restart from Last Save. Un pò come finire Metal Gear Solid 4 a difficoltà The Boss senza salvare.

A parte questo, il post è solo per segnalare che ci sono e che intendo comunque risollevare un pò le sorti della SoulForge, con un breve spunto di riflessione su cui intendo lavorare questa sera. Parola chiave? J-Ax
No, sul serio: è a tema videogiochi!
Evrain

postato da: Evrain alle ore 15:39 | link | commenti (7)
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venerdì, 14 dicembre 2007

L'Arte del Commercio

La vita, particolarmente in prossimità del Natale, dispensa alcune delle sue chicche più memorabili: una è ad esempio addormentarsi quattro volte di fila mentre si cerca di studiare per un esame (immagino l'aver ripetuto le stesse nozioni per sei mesi, causa professore bastardo fino al midollo, concilii il sonno), un'altra è scoprire che l'auricolare Bluetooth da mettere sotto l'albero (un piccolo bastardo di nome Samsung WEP500, se lo trovate in qualche grande catena a prezzi onesti fatemi un fischio!) è stato messo su un volantino pubblicitario di $nota_catena_di_elettronica solo per smerciale quelle fetecchie made in Motorola. Imprecare in cinque lingue vien da sè, specie dopo essersi fatti 1,3 km in un freddo polare che da un pò attanaglia Bari, dati che il TomTom non manca di rinfacciarmi con tanto di ditino puntato e la scritta "pirla".

Pardon, sto divagando.
La cosa che mi dà lo spunto per questo intervento, ancora una volta orientato al mondo dei videogiochi, è una piccola lezioncina ivi ricevuta sul tema "come fare per smerciare una ventina di console vagamente somiglianti ad un grill elettrico". Anche se dovrei smetterla prima di passare per un fanboy o, peggio, per Dovella (il perchè lo capirete leggendo).Motorstorm: graficamente eccelso, ma non quanto potreste immaginare
Girovagando per il punto vendita il mio fido picciotto e coinquilino, mentre cercava di porre fine al fiume di improperii che stavo lanciando in direzione assolutamente random, ha buttato l'occhio su uno dei grandi amori della sua vita: le console. Si, anche e soprattutto per il gentil sesso, però un angolino per i videogiochi si trova (quasi) sempre. Ad ogni modo, sbollita un pò di rabbia e constatato con mio sommo dispiacere che anche il Wii da esposizione era stato reimpacchettato e rimesso in vendita (solo per essere venduto sotto i miei occhi, con tanto di cartellino "Wii esaurito" dopo esposto), mi sono messo a giochicchiare con i monoliti avversari, cioè Xbox 360 e Playstation 3.
E qui casca l'asino: entrambe erano montate su identici LCD Samsung, con identico sistema di casse Bose - su cui ho sbavato per mezz'ora, da bravo musicofilo ndEvrain - e persino con giochi di categoria analoga, quella della guida off-road. Certo, si può anche opinare sull'orrendo pad Logitech usato al posto del SIXAXIS, ma immagino non sapessero cosa inventarsi per giustificare la mancanza del rumble. Avevo già avuto occasione di testare entrambe le macchine, ma un'altra passatina non si rifiuta mai, fosse anche per sfoggiare le mie conoscenze da navigato del NetworkRL. A colpirmi particolarmente, però, è stata la scelta dei titoli: se da un lato avevamo Motorstorm (che reputo una versione riveduta, corretta e dopata della serie Madness di Microsoft, non ne faccio mistero), dall'altro c'era Sega Rally.

SEGA RALLY?

It's Motocross Madness 2! Passi che il mio stile di gioco è più Wii-oriented, ma qui qualcosa non va. Se si vuole davvero raffrontare due macchine, non ci si limita ad ambiente di test e tipologia di software analoga, si scelgono giochi altrettanto paragonabili. E allora perchè quella mezza ciofeca di Sega Rally al posto di DiRT o Forza Motorsport 2? La risposta è nella pila di console alla base dei rispettivi schermi LCD: se da un lato c'erano il Wii solitario prima citato e due Xbox 360, dall'altra la catasta di PS3 era ad altezza cintura, o trippa se considerate la mia non generosa statura :)
Ma in fondo, la mossa è giusta, visto l'identikit del giocatore medio italiano: PES, Fifa, Need for Speed e grafica ultrarealistica, ovvio che cercassero di insistere su tutti questi punti. Non per denigrare la PS3 (lo fa già Sony grazie agli imbecilli addetti alle pubbliche relazioni), ma se su due macchine il cui output, ad oggi, è stato praticamente identico e peraltro leggermente a favore della X, che accidenti mettono a fare due giochi a resa diametralmente opposta? Se SR non gira su Wii, poco ci manca. Il mio pensiero, maligno quanto vorrete, è andato a quella sottile e diabolica forma di advertising che è il confronto tra due prodotti, di cui uno chiaramente inferiore ed uno chiaramente superiore. Ve la ricordate? La pubblicità del the.
E' proprio questa l'anima del commercio: la pubblicità. Anche una console come la PS3, che ad ora non aggiunge niente all'esperienza di gioco e/o alle ragioni per acquistarla (a parte gli osceni tempi di caricamento di Portal), se messa nella luce giusta, può apparire come Sony l'ha progettata, cioè la console perfetta e dalla durata di dieci anni.

E qui casca l'asino, un asino di 80 chili, 1 metro e 80 ed un fucile con attaccata una motosega.



La pubblicità ha un potere a dir poco spaventoso, questo si sa, ma quando sotto a questa melodia da incantatore di serpenti si nasconde un prodotto solido la sinfonia cambia. Da quando ho avuto modo di toccarlo con mano a casa di un carissimo amico e collega, Gears of War mi ha letteralmente stregato.
Nonostante fosse indicato come in offerta, di copie nn ce n'era nemmeno l'ombra, per nessuna piattaforma: lo spot che vedete qui sopra è magistralmente montato, con cinematiche non presenti nel gioco (ma comunque realizzate con lo stesso engine) e i toni malinconici ed ipnotici di Mad World, reinterpretata da Gary Jules e Michael Andrews. Questi 60 secondi hanno inanellato premi su premi, catturando l'attenzione di milioni di giocatori, me compreso. Ora, mi chiedo, perchè non hanno inserito questo gioiellino nel lettore DVD della 360, al posto di quella fetecchia di Sega Rally?
Certo, voi direte "sono pippe mentali", nella fattispecie le "mie" pippe mentali, ma ciò non toglie che sia la dimostrazione di come spesso ci avviciniamo ad un prodotto delicato come l'entertainment, interattivo (giochi) o meno (film) senza spirito critico. Dietro lo splendido "spot di Mad World", come è stato ribattezzato, si cela un gioco dalla trama scontata e da meccaniche già viste, ma raffinatamente perfezionate e portate all'estremo, con piccoli tocchi di classe qua e là, ma se invece ci fosse stato l'equivalente di DooM III? Se un ignaro consumatore avesse preso Motorstorm e relativa console, pensando di avere il meglio, solo per accorgersi di Forza 2, PGR e ProStreet?
Nei negozi è meglio non entrarci con le fette di prosciutto sugli occhi.

Si, lo so di star qui a pugnalare la PS3, ma per 400€ mi aspetto un prodotto superbo, non un Blu-Ray con un supercomputer alieno (che nessuno o quasi sa come sfruttare) intorno: Motorstorm è eccelso graficamente, fin qui ci siamo, ma continua a sapere di qualcosa di già visto, anche a livello visivo. E ora scusate, ma torno a sbavare sulla copia di Gears of War che ho preventivamente ciulato.

PS: se vi state chiedendo a cosa possa servire un auricolare Bluetooth ad un povero studente di medicina del terzo anno, mi sa che non avete provato a rispondere ad una telefonata mentre state lavando i piatti/sturando il WC/studiando/ecc, rigorosamente senza usare il vivavoce ;)

postato da: Evrain alle ore 22:52 | link | commenti (13)
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giovedì, 29 novembre 2007

La Divina arte della satira

In questo post volevo parlare dell'influenza che la pubblicità ha sulla fama e sul successo di un videogioco. Dovrà aspettare, visto che un argomento ben più importante è da valutare in questo momento, più che altro per ricordare (e ricordarci) di come italians do it better, come si diceva avesse affermato Marilyn Monroe.

Argomento della serata: la sublime arte dell'ironia, del sarcasmo, del far ridere. Si lo so, sembra davvero strano, specialmente su un blog che dovrebbe incentrarsi su videogames, musica e quant'altro, ma i motivi ci sono. Iniziamo dal fattore scatenante: a meno che non abbiate vissuto su Marte o nel totale disinteresse per questo evento culturale, saprete come questa sera è stata la sera dell'Evento, ovvero l'one man show del grande Roberto Benigni, da me affettuosamente considerato l'unica persona capace di farmi piacere la Divina Commedia, altrimenti un'accozzaglia di stronzate pseudodivine di un povero pirla a cui avevano dato il due di picche (perchè si sa, Beatrice l'aveva data a tutti tranne che a lui, ma sto divagando). E credetemi, avete perso uno spettacolo creato, diretto ed interpretato da un vero genio che con agilità spaventosa è riuscito a distruggere la classe politica italiana, risvegliare le radici storiche e culturali, riempire 2 ore e mezza prive di censure e pubblicità con sana e buona cultura.

Un novello Dante (meno pirla)Forse a chi ha in mente solo come fare a comprarsi gli ultimi jeans D-Squared/D&G non gliene potrà fregà de meno, ma se per un istante tutti noi sollevasimo le -più o meno spesse- fette di prosciutto che abbiamo sugli occhi, capiremmo che le sue parole sono maledettamente vere. E, cosa inestimabile, valgono per qualsiasi persona, qualsiasi nazione/governo, qualsiasi dio. E poi, chi può dare ad un vicepresidente del Consiglio del "pirla menomato" in maniera elegante, raffinata e sottile? Chi può toccare gli eventi della cronaca contemporanea e trasformarli in una lezione incisiva e violenta per tutti noi? Quest'uomo è un genio. Non vi dirò nè commenterò singolarmente le sue frasi, perchè tutte le frasi sono delle vere perle: tartassate la RAI, il suo sito di podcasting, ottenetene una cassetta, ma guardatelo, sono i momenti in cui davvero riscopriamo tutte le potenzialità che ci portiamo nel sangue.

Questa ad esempio è quella satira volgare ed alta, elegante e disinibita, che fa parte dell'inestimabile patrimonio culturale che esportiamo, assieme a pomodori e spaghettini 9. Basta guardarsi attorno per capire che, fra tutta la spazzatura che la televisione ci propina, ci sono ancora voci franche che scrivono per far sorridere e, allo stesso tempo, per sparare proiettili di micidiale precisione; è il carosello del grottesco, del reale deformato al punto da divenire spettacolo da baraccone, dell'accusa mascherata da clown.

Ok, Benigni è troppo per voi? Senza arrivare a quella comicità un pò forzata ma comunque valida dei programmi satirici à la Striscia/Le Iene, vi dico solo due parole: Leo Ortolani. E quest'uomo, con i capelli neri alla Giovanni Muciaccia e gli occhialoni ad oblò, una semplice maglietta ed una matita in mano, lo dovete conoscere, perchè è riuscito a riportare il fumetto italiano a quelle vette che gli erano state usurpate dalle stantie produzioni Marvel, accanto alla qualità delle serie nipponiche di più alta caratura.

Il Ratto!Quest'uomo, con il muso da scimmia e la maschera da topo, incarna in maniera esemplare la carriera di un ottimo disegnatore, che non solo ha fatto delle sue esperienze di vita la sorgente di tutta una serie di storie gustose e scorrevoli da leggere, ma ha preso un materiale oramai fermo ad un puntoL'intelligenza del Ratto morto (i supereroi Marvel oramai vicini alla cassa integrazione) e lo ha rielaborato a dovere, adattandolo alla realtà ed ala maniera italiana ed infarcendolo di umorismo, una punta di cinismo ed uno sguardo disincantato sulla realtà. Avete letto l'Ultima Burba? Un albo di Rat-Man? Uno degli articoli di Andrea Plazzi?

Che accidenti ci fate ancora seduti su quella sedia?

postato da: Evrain alle ore 20:59 | link | commenti
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sabato, 17 novembre 2007

Something Precious

Non ci credo... onestamente, non ci credo.

Sarà la pioggia che batte insistentemente, saranno i miei amici troppo stanchi per uscire (chi ha detto che il sabato è bello perchè si lavora solo la mattina?), sarà l'intervallo di Scozia - Italia, ma sento l'irrefrenabile impulso, dopo ben un anno () di silenzio totale, di riaggiornare il mio blog. E' così gente: per quei pochi a cui interessi, la SoulForge riapre i battenti!

Oh beh, se non altro farò felice Lally aka BirraPiccola.

Ma come, e soprattutto con cosa riaprire le danze sul mio blog? Fin da quando l'ho concepito, l'ho voluto come una sorta di editoriale, qualcosa in cui non spendersi in frivolezze (di blog infarciti di crisi prepubescerali e triangoli d'amore adolescenziali - o di ragazze/i emo - ce ne sono fin troppi) ma in cui parlare a ruota libera di qualsiasi tema su cui abbia voluto dire la mia, senza per forza dover andare a cercare un qualche forum o testata giornalistica per dirlo. Mi piace scrivere, cosa posso farci?
L'argomento è uno che, per chi come me da tanto tempo segue GbaRL, rappresenta un pò una linea di confine. Non ci siete ancora arrivati? Bene, ora vi sarà chiaro.

Mi è capitato, nella settimanale giornata di riposo totale ed assoluto dallo studio di <inserite una disciplina medica qui>, di poter passare un pò di tempo con l'adorata famiglia, nella forma di una gitarella all'Auchan locale. Dite quello che volete ma niente può sostituire i genitori, per quanto uno possa essere indipendente/fidanzato/sposato, è semplicemente piacevole ed appagante. Ad ogni modo, ho sempre trovato qualche difficoltà ad evitargli sbadigli quando, giustamente, visitavo la sezione Elettronica&Videogames&co. se non altro per quell'atavica resistenza ai farmaci videoludici della gente della mia terra. E' stato quindi con divertimento che ho osservato la faccia assolutamente incredula di mia madre quando, presa in mano una copia di Halo 3 (non chiedetemi perchè su 15 titoli diversi sia andata a beccare proprio Halo!), mi chiede "ma questo costa davvero 60€?".

E fin qui niente di anomalo, direte voi. Infatti, la follia viene adesso: rimasta un pò inebetita, si guarda attorno e, presa in mano una copia di Eternal Sonata, prosegue il discorso con "Cavolo, costano tanto... però rispetto alle cose che hai tu - le flashcard ndEvrain - non sono più belline così? Anche da tenere sullo scaffale, sono più carine, come le cassette del Megadrive. Una ogni tanto te la puoi prendere da qua, invece di eBay che ti arrivano tutti rovinati!"

Sono rimasto inebetito. Ok, il termine corretto è impietrito. Chiaramente ero a conoscenza del suo debole per Sonic, acquisito pasticciando col mitico controller del Genesis/MegaDrive, ma che avessi una madre con la cultura del "originale fa più figo" non ne ero a conoscenza, senza contare che quando si spende un patrimonio per la facoltà di Medicina 30€ contano tanto.
Ma la cosa non finisce qui: agguantata una copia di Trauma Center: Second Opinion inizia il classico carosello di domande sul cosa sia e su come assomigli a quello che ho io (grazie Mish carissimo!): quando le ho detto che funzionava così e colì e che andava sul Wii, che faceva così e colì, la reazione è stata "e se fa tutte queste cose e ci sono questi giochi belli, anche per un domani, perchè non te lo sei comprato?" accompagnata da una faccia stile sei un deficiente.

Prescindiamo pure dalla logica "conservi tutto per un domani, quando avrai figli", la cosa è emblematica innanzitutto di come le 89€ spese per il mio DS ciccione siano stati soldi ben spesi fino all'ultimo centesimo (lo uso anche per accompagnarmi al pianoforte con Nitro Tracker...), inoltre di quale sia l'errore di fondo di tutti coloro che non usano le flashcard o i modchip, ma ne abusino. Non diciamoci fesserie, non si può comprare tutto e non si può aspettare che quei decerebrati tedeschi della Nintendo of Europe si decidano a localizzare gli svariati capolavori che escono in terra nipponica: arriva il momento in cui un bootdisc o un chip o il venerando Freeloader servono, e se aprite bocca per protestare con le solite menate da thread su GbaRL vi tiro contro la cartuccia di Sin & Punishment. Ma per la miseria, ci rendiamo conto di come siamo patetici, volendo tutto e subito?

Guardiamoci e guardatevi per un istante: che fine ha fatto la cultura del videogioco quale complemento alla normale vita di un bambino o di un adolescente? Nei venerandi tempi del MegaDrive/SNES, gli imperativi erano due: supplicare i genitori per quel gioco ogni sei-sette mesi e scambiare come dei forsennati. A quei tempi, era con emozione che si leggevano i manuali d'istruzioni, che si divoravano le figure, che ci si stupiva di fronte agli extra inclusi nelle confezioni, quando StarWing era un gioco di frontiera sullo sviluppo del 3D. Erano i tempi in cui si passavano ore a scegliere con accuratezza un gioco, col naso contro le vetrine dei negozi di settore, era il tempo in cui si litigava con gli amici per farsi prestare le cartucce, quando si giocava tutti insieme, anche a costo di passarsi il pad tra venti persone (e vi parla uno che, pur di giocare in doppio ai Power Rangers, usava un pad del Master System).

Dove sono finiti, quei tempi?

Ora è tutto, e subito! Chi si scomoda a scambiare i giochi? A risparmiare mesi per acquistare quel titolo tanto agognato? Chi legge i manuali? Chi si emoziona?
E' patetico: senza contare l'annoso problema di come la grafica iperpompata spesso nasconda giochi senza arte nè parte (Bioshock garantisce 20 ore di gioco... come mai Jurassic Park per Genesis ancora oggi non l'ho finito? Come la mettiamo, eh?) , oramai siamo abituati a CD masterizzati e ROMs, perdendo completamente il gusto e l'emozione di un gioco nuovo, di farlo vedere agli amici, di stare insieme. Addirittura vogliamo il Blu-Ray per evitare di alzarci dal divano a cambiare DVD.

I tempi cambiano, direte voi. E allora mi dite come mai dieci anni fa, senza grafica 4D, senza giochi masterizzati - un momento, senza diecimila giochi masterizzati, il videogaming era realmente fonte di divertimento?

postato da: Evrain alle ore 18:27 | link | commenti (7)
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sabato, 25 novembre 2006

The Fourth Wall

Fa sempre piacere, dopo essersi sorbiti Anatomia e Genetica, tornare a scrivere di qualcosa che con la medicina e le pubblicazioni scientifiche non ci azzecchi neanche a costo di forzature estreme. Argomento di oggi: next-gen!

Ma andiamo un pò con ordine, partendo dallo scatolotto (che vagamente ricorda una colonna con squincio del periodo federiciano) prodotto dall'industria di Redmond, ovvero la Microsoft. La Xbox360, infatti, ha avuto modo nel tempo di passare, nelle mie convinzioni, da infimo prodotto del solito monopolista arraffone a console dignitosissima, moderatamente economica ed assolutamente next-gen. Intendiamoci, la X360 non apporta nulla di nuovo al mondo dell'industria videoludica: siamo sempre lì, fermi alle meccaniche degli sparatutto consacrate da Half Life e perfezionate da F.E.A.R., dei platform canonizzati da Metroid e Zelda, gli RPG alla Final Fantasy e via discorrendo; siamo sempre lì a controllare il personaggio con il joypad, inevitabilmente accentuando il cosiddetto "quarto muro" (ovvero il fourth wall del titolo): per chi non lo sapesse, nelle opere di fantasia, siano esse libri, film o commedie teatrali, si ipotizza l'esistenza di questo muro invisibile che si pone tra attori e spettatori. Tanti sono stati i tentativi di infrangerlo - qualcuno ha detto Pirandello e Satoru Iwata? - ma la Microsoft, invece di imbarcarsi in questa pericolosa avventura, ha preferito combinare la versatilità del PC con la comodità di una console dedicata: la X360 si dimostra essere un gustoso media center, compatibile con Windows Vista e capace di sfruttare tutta la sua finora nascosta potenza per tirar fuori capolavori annunciati come Alan Wake e Gears of War.

Ah certo, Gears of War! Ricordate quando i primi screenshot di DooM 3 fecero gridare al miracolo grafico? Si, certo, erano realistici quanto una fotografia, ma a conti fatti, il gioco fu un flop colossale. Perchè? Per il solito motivo vecchio come il cucco, grafica da capogiro, giocabilità zero. Apri la porta, stermina tutto quello che si muove, rinse & repeat. Ora, non vengo certo a dire che GoW sia la rivoluzione del genere, ma certamente è qualcosa di diverso dal solito realismo estremo con tecniche sparaspara risalenti a Daikatana: insomma, fa vedere che anche una console realizzata da chi di console non dovrebbe capirci una mazza può combattere ad armi pari con la superpotente, superbella e supercostosa PS3, che sulla carta potrebbe riprodurre il suolo lunare in scala 1:1 con tanto di microcrateri causati dalle briciole del Kinder Cereali che Neil Armstrong stava mangiando mentre passeggiava lassù. Ma sto divagando.

In mezzo a tante "palle" con la X sopra, eccoti spuntare anche... ehm... si insomma, il Wiimote (tanto per evitare di dire qualcosa di trash). Gente, si parla di Wii!
Qualche tempo fa, VgCats pubblicò una simpatica vignetta in cui la PS3 veniva derisa per un successo più programmato che effettivo. Ora, a tre settimane da quella strip, possiamo dire che i due simpatici gattini hanno avuto ragione, e le cifre parlano chiaro. A meno che non viviate su Marte, saprete che il Wii è stato rilasciati in USA (e tra pochissimo anche qui in Europa) con celebrazioni in pompa magna: spettacoli danzanti, proiettori, minuscole moto elettriche dotate di LCD Samsung e Wii con Wii Sports, Reggie Fils-Aime che si metteva a vendere console, chiacchierare e sfoggiare il suo fisico da pugile dilettante (in proposito, leggete l'ottimo coverage di Engadget). Ah già, dimenticavo le file lunghe due isolati - isolati newyorkesi!! Lascio a voi il compitino di calcolarne la non irrisoria lunghezza - di persone ansiose di mettere le mani sull'annunciata rivoluzione di Nintendo.
Guardiamo i fatti: la grafica del Wii, allo stato attuale, fa pena. Ma Nintendo tira fuori un certo The Legend of Zelda: Twilight Princess che ha l'effetto generalizzato di far cadere le mascelle dei giocatori per terra per lo stupore. Senza dilungarmi, fanboy a parte il nuovo sistema Nintendo ha ricevuto lodi ed applausi per un sistema di gioco completamente innovativo, capace appunto di rompere il Fourth Wall. Per quanto abbia i suoi difetti, dovuti principalmente al suo essere un titolo di lancio (e quindi derivante da periodi di sviluppo senza tutti gli strumenti necessari), Red Steel difficilmente non riuscirà a darvi la sensazione di avere effettivamente in mano una pistola, o un fucile, o una lucente Katana del periodo Edo; Zelda difficilmente non vi darà l'impressione di avere in mano una canna da pesca. E volete mettere la soddisfazione di tirare indietro il Wiimote e strillare "Onda energeticaAAAAAAAAAAAAAA!" in Dragon Ball Z Tenkaichi 2?

A conti fatti, ci troviamo di fronte ad una guera a soli due giocatori: X360&Wii vs. Playstation 3. Spiacente, Sony: la PS3 è una macchina sulla carta stupefacente, con possibilità infinite, ma pecca di presunzione. A conti fatti, abbiamo una console che rischia di non farcela per inondare i negozi in tempo per gli acquisti di Natale (l'uscita sia in Giappone che in America ha causato certamente ottime vendite, intorno alle 300k unità, ma ha lasciato sia console invendute che scorte esaurite), che sembra essere stata assemblata attorno al nome Playstation e con l'intento segreto di avvantaggiare il Blu-Ray Disc nella sua lotta contro l'HD-DVD. Se Sony per un istante la smettesse di comportarsi come una major della musica e del cinema assetata di contanti, noterebbe come le ben più modeste e meno esose economicamente X360 e Wii si complementano a vicenda. Vuoi una grafica da lucciconi agli occhi e ottime avventure in singolo? Accendi la X. Vuoi giocabilità innovativa, multiplayer adrenalinici, Red Steel e Metroid Corruption? Accendi il Wii ed assicurati di essere ben lontano dal mobilio.

La rivoluzione è qui. Non si chiama semplicemente Wii e non va a Blu-Ray. Ai posteri (ed al loro portafogli) l'ardua sentenza.

postato da: Evrain alle ore 12:07 | link | commenti (5)
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venerdì, 03 novembre 2006

Elementare, Watson!

Ragazzi, ragazzi... dovete smetterla di lusingarmi tanto nei commenti! E' vero, aggiorno poco il blog, ma se poi iniziate ad adularmi finisce che trascuro Istologia per scrivere gli articoli (e il buon Mish sa che questo è male)! Comunque, dopo aver sbrigato alcune "faccenducole" in sospeso con la ragazza in rosso, rieccomi a scrivere, e ancora una volta è una bella mini-recensione. Ispirata da un'attenta lettura di quella di IGN su Elite Beat Agents (ds.ign.com/articles/743/743324p1.html), che a quanto pare è riuscito nella mica tanto facile impresa di essere alla pari con la sua illustre musa ispiratrice nipponica. Il che significa che è il momento di applicare al touch screen un triplo strato di pellicole protettive, in attesa di riprendere i furiosi un-due-trè a ritmo di musica :D

Come dicevo su, sebbene oramai lo studio sia diventato il mio svago - prego notare la fine ironia - preferito, ho ancora tempo di suicidarmi all'una di notte con un pò di sano DS: il suicidio è reso ancora più acuto non solo dal fatto che mi sono sciroppato quasi tutto Scurge - Hive (platform bellino, senza troppe pretese, mezzo tributo e mezza copia spudorata di Metroid e con una traduzione italiana che dire fa vomitare è dire poco... glielo spiegate voi che I restored the power to the main generator non si traduce con Ho ristorato l'energia al generatore principale???), ma anche dall'ennesimo titolo all'apparenza insulso e per bambini, poi talmente assuefante che in confronto smettere di fumare è robetta da pochi minuti. Sto parlando di Touch! Detective, ultima  traduzione mirabolante dei ragazzi di Atlus e nuovo colpaccio per la Nintendo, che aggiunge un altro gioco d'alta qualità al suo carniere. Vediamo di che si tratta.

Lo schermo del titoloIn questo gioco impersonerete MacKenzie, bambinotta paffuta e biondina di età non meglio specificata, che vive sola nella casa/ufficio del padre detective assieme al maggiordomo Cromwell, un incrocio tra Battista di Zio Paperone, Archimede Pitagorico e qualche scampolo qui e lì del DNA degli Addams. Che fine abbia fatto il padre nessuno lo sa, ma ciò che è certo è che Mac è subentrata nella direzione dell'agenzia di famiglia. Ad affiancarla ci sarà un variopinto cast di personaggi accessori e le due amiche del cuore: Chloe, dal colorito dark e la voce roboante, crede di essere una grande detective, sempre pronta a salire su un pieistallo e dichiarare - in modo assolutamente delirante - le sue abilità,nonostante creda ancora nell'Uomo dei Sogni (o Sandman, nella versione e nell'immaginario collettivo inglese); Penelope, chioma rossiccia ed incarnazione del kawaii, sempre con la testa tra le nuvole, sempre distratta, sempre irresistibilmente svitata. Oh, e non dimentichiamoci di Funghi il simpatico fungo porcino parlante e semovente (ma come se le inventano??? ndEvrain) che accompagna MacKenzie in ogni sua scorribanda, o per meglio dire nei quattro casi, ugualmente fuori di testa, che compongono il gioco.

Il gameplay è di una essenzialità a dir poco disarmante: il touch screen viene utilizzato, come nella migliore tradizione, per muoversi, interagire, dialogare: assolutamente nulla di nuovo. In basso, avete il vostro bell'inventario, dove un solo click selezionerà l'oggetto, due apriranno la schermata di esame analitico ed interazione approfondita, ed infine i tasti diannulla azione e menù di salvataggio. Alcuni oggetti poi finiranno, se toccati, nella Touch List, quaderno dove MacKenzie raccoglie le sue sensazioni su 50 oggetti "sensibili" sparsi per i capitoli, il cui scopo è un segreto :)

Schermata di giocoCos'è che rende speciale Touch! Detective? Semplice: tutto il contorno.
I ragazzi di Success, che non sono proprio dei novellini nel panorama videoludico quando si tratta di scegliere a che sviluppatori dare i dindini (Zoo Keeper e Psyvariar vi dicono niente?), hanno infatti escogitato quattro storie a dir poco fuori di testa! Dialoghi assurdi, oggetti fuori dal comune, situazioni inverosimili sono il leit-motiv di questo titolo, che non mancherà di strapparvi sorrisi e risate. In particolare, rispetto ad altri titoli "simili" come i'altrettanto spettacolare Phoenix Wright (di cui il secondo capitolo, Gyakuten Saiban 2 DS, è ora in vendita), vi è l'introduzione di una curiosa funzione dello schermo superiore: mentre infatti il touch screen servirà, come da nome, all'investigazione, in alto troverete quello che potrei definire seconda linea narrativa. In altre parole, avete presente quando, dopo un'affermazione o in risposta ad una Phoenix esprimeva i suoi pensieri? Ecco, sullo schermo superiore troverete, oltre al nome della locazione e del caso che state seguendo, anche una buffissima caricatura di MacKenzie, la cui espressione cambierà a seconda della situazione e, per poter creare ancora più situazioni comiche, ne verranno visualizzati i pensieri. L'azione di gioco non viene spezzata da un tempo "della parola" ed uno "del pensiero": tutto è, nei limiti dello stile di gioco, più frenetico, immediato, fresco. E divertente.

La buffa MacKenzieA rafforzare l'aspetto tragicomico di Touch! Detective infatti contribuisce l'ottimo character design: già a partire dalla intro, caricatura a cuor leggero delle introduzioni tipiche delle spy stories degli anni '80, capirete che un incrocio tra La Sposa Cadavere ed il super deformed giapponese ha dato vita a qualcosa di veramente unico, con fondali pre-renderizzati e personaggi che, 2D o minuscoli modelli 3D (non so dire con precisione), sono maledettamente vivi. Il loro carattere è delineato con squisita cura dei particolari, così come lo sono le loro interazioni, mentre tutto il resto del titolo sembra fare marameo ai ben più blasonati Broken Sword o Monkey Island, offrendo una situazione pacioccosa, spensierata ma all'altezza delle aspettative di tutti gli avventurieri degni di questo nome.

Dare un voto a questo titolo? Difficile. Come tutti i giochi del DS, è maledettamente semplice nel concept, ha una grafica pacioccosa, in un certo senso è dark e per bambini allo stesso tempo per i giocatori adulti e più smaliziati. Ma è anche assolutamente geniale, assolutamente assuefante ed assolutamente divertente. 9 forse? Fate voi...

postato da: Evrain alle ore 15:42 | link | commenti (1)
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sabato, 14 ottobre 2006

It's been a loooooong route....

La vita è piena di misteri inspiegabili. Per esempio, prendete questo post: dovevo inviarlo la settimana scorsa, per cercare di far ammenda per un mese senza updates. E invece? Fastcess ha staccato la mia connessione ad internet, così, di punto in bianco. Sarà perchè i precedenti inquilini dell'appartamento che co-occupo non pagavano la bolletta da giugno? xD
Vabbè, a parte questa battuta di dubbio gusto ironico, vediamo vediamo, di cosa potrei mai parlare ai miei venticinque lettori? Ci sono due cose che mi hanno colpito, più una di "pubblica utilità" per tutti voi hentaiofili là fuori ;)

La prima cosa deriva da una mia piccola riflessione, raffrontata anche al comportamento del mio compagno di stanza ed a quello che ho visto leggendo eBay ed il Mercatino su GbaRL: alzi la mano chi, almeno una volta, non ha letto le parole "Vendo Nintendo DS per inutilizzo". Oramai sono due settimane che ho ricominciato forse uno dei corsi più impegnativi, se non altro per carico di responsabilità una volta che ti ci cacciano fuori a pedate, del sistema universitario italiano: medicina e chirurgia. Eppure, cosa abbastanza buffa, è incredibile come quattro ore di lavoro coscienzioso corredato da un buon portatile ed una buona connessione Internet possano praticamente liberarti da ogni impegno, riuscendo quindi nell'incredibile connubio dello studiare+farebordello. E ve lo dice uno che ha avuto il tempo di farsi qualche partita a calcetto ed un torneo di Winning Eleven, tra una faccetta costale trasversaria ed una guaina apoptotica dei muscoli retti dell'addome :D Nonostante tutto, però,c'è sempre una sera in cui o non si vuole muoversi, o il compagno di stanza è filato come una torpediniera a visitare la ragazza (maledetta solitudine...), o si è finito tardi di adempiere agli obblighi accademici e se si fa un passo fuori dal cancello si rischiano rapina, violenza e stupro non necessariamente in questo ordine, ed è la sera ideale per darsi un pò al DS a tempo perso, senza contare l'utilità di una SD da 1Gb e del Moonshell durante il viaggio di andata e ritorno in treno/pullman.

Ora, se quanto detto sopra è vero (studio + amici + gnocca + cazzeggio), mi spiegate cosa significa "per inutilizzo?". Per carità, non voglio criticare, ma mi rendo solo conto che esiste uno ed un solo caso in cui non si abbia il tempo per fare una determinata cosa, sia essa studiare, giocare col DS, uscire con un'amica o andare a giocare a calcetto: quando non sai come organizzare il tuo tempo.
Se ci fate caso, per risistemare e ripassare una lezione, posto che ci si metta impegno  ed attenzione, non servono più di due-tre ore, che possono benissimo essere quelle in cui o trasmettono quella pagliacciata di Forum (gomen nasai Asph ^_^;; ndEvrain) o la centomilionesima replica di Dragon Ball Z (che alla fine ha come effetto collaterale quello di rompere le ballz a quelli che l'hanno già visto... pessima battuta numero due, dev'essere colpa delle lenti a contatto. Mai fidarsi delle montature in titanio), dopodichè il tran-tran di leggere e studiare allo stesso tempo dà i suoi frutti raccattandovi un fracco di tempo libero. Mah, forse sono io che mi illudo, ma non definirei "inutilizzato" il mio versatilissimo DS!

Passiamo al punto numero 2: il Wii. Ho la vaga impressione che, mentre Sony sta a leccarsi le "ferite" dei suoi Cell difettati, la Nintendo sta cementando le basi per la sua rivincita, già cominciata con l'oscenamente meritatissimo successo del Nintendo DS. E se successo non vi va bene, ditemi voi come chiamate una situazione dove una console vende dieci volte più dell'altra. Ad ogni modo, la campagna pubblicitaria del Wii si fa sempre più spazio nella vita di tutti i giorni, senza però essere assordante e roboante come quella della PSP. 
Per esempio, prendete uno dei miei amici "Sonari": nonostante si attacchi praticamente sempre alla Play, per questo o per quel gioco, sapeva benissimo di cosa parlavo quando dicevo la parola "Wii", tant'è che si discuteva proprio del fatto che, mentre lui aspetterà PS3 e relativa modifica, io vorrei prendere il Wii. E questa è una, poi andando in università vedo questo...
Wii AdEsatto, una pubblicità del Wii! Ma la cosa davvero inquietante è che il corpicino a cui lo zainetto è attaccato è quello di una ragazza, non di un rude maschietto tutto calcetto e videogiochi... Insomma, se considerate quanti stereotipi del videogioco questo Wii sta rompendo, allora direi che potete trarre delle conclusioni piuttosto precise. Iwata, ancora una volta, ha fatto centro: quel pazzo schizzato, nella sua eterna rincorsa del "la tecnologia neanche tra mille anni potrà realizzare quello che ho in mente", sta riuscendo non solo a demolire il celebre quarto muro tra gioco e giocatore, ma sta anche demolendo quella atavica barriera che vede il giocatore come il solito nerd occhialuto e brufoloso che siede tutto il giorno di fronte ad uno schermo. Oddio, i nerd continueranno (purtroppo) ad esserci, ma almeno, finalmente!, si riesce a vedere il videogioco come e-entertainment, e non più come semplice espediente ludico, cosa che alla Sony si erano messi in testa di fare incrociando con una console qualsiasi elettrodomestico possibile ed immaginabile, dal mediacenter alla lavatrice... Sogna, caro Ken Kutaragi!

Kanojo Tachi no RyuugiI personaggi... :Q___Terzo dato... ricordate l'mp3 che qualche tempo fa postai su queste pagine, appartenente ad un hentai sconosciuto di cui non si sapeva null'altro se non questa favolosa canzone? Bene, grazie all'aiuto della onnipresente (e jappofona) Asph, questi ha un nome: Kanojo Tachi no Ryuugi. Personalmente, non vi consiglio di scaricarlo, vuoi per la lingua, vuoi perchè riguarda l'incesto tra fratello e sorelle, tuttavia se mettete le mani sulla rarissima colonna sonora, non fatevela sfuggire! 200 Mb di pura buona musica...

postato da: Evrain alle ore 20:13 | link | commenti (9)
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sabato, 02 settembre 2006

Aaaaaah! They're EVERYWHERE!

Il logo di StarfoxGli esami si avvicinano, io sono sempre più preoccupato e/o occupato a studiare e non so più neanche, tra le mille cose che vorrei pubblicare, quale scegliere per aggiornare il blog. Massì, vada per un altro gioco DS, che è un bel pò che non mi dedico alle recensioni.

Come al solito, il titolo la dice tutt... come? Non dice niente? Si in effetti è vero, ma gli aficionados del mondo Nintendo avranno certamente riconosciuto, in quelle parole gracchiate da un ranocchio pilota di astronavi, uno dei capolavori indiscussi per praticamente tutte le console Nintendo dallo SNES in su (saltando le due schifezze comparse sul Gamecube). Se siete dei fan e ancora non ci capite una mazza, avete un urgente bisogno di confessarvi, comunicarvi e chiedere pietà a Satoru Iwata in persona: ovviamente stiamo parlando della serie Starfox!

Il quartetto più svalvolato (nell'aspetto, almeno) della storia degli sparatutto spaziali torna in pompa magna sul portatile Nintendo con Starfox Command, avventura completamente nuova che blenda a perfezione elementi classici della saga, primo fra tutti il suo curioso design poligonale e la squisita struttura da sparatutto a scorrimento, con nuove caratteristiche come una mappa tattica, un sistema di free roaming per il livello ed un ben più carognoso sistema a tempo. Ma andiamo con ordine: innanzitutto, preparatevi ad assistere ad un paio di stravolgimenti della storia, come ad esempio il fatto che:
  1. Andross non è il cattivo di turno (orrore e raccapriccio...)
  2. Fox aveva la fidanzata (orrore e raccapriccio x2...)
  3. Peppy è stato nominato generale al posto di Pepper (era più simpatico il cagnolone...)
  4. ROB64 ora è ancora più svitato di prima /yeah baby!)
La vicenda prende piede qualche tempo dopo Assault, il secondo titolo per GC, e ci presenta una squadra Star Fox oramai divisa, con ognuno che ha preso una strada differente da tutti gli altri, alcune felici, altre decisamente meno. tuttavia, quando gli Anglar decidono di invadere la ridente Corneria, ecco che il solito Fox McCloud decide di rispolverare il vecchio Airwing Mk-II e scendere in campo a prendere a calci un pò di sederi alieni. Ad accompagnarlo, ROB64 alla guida della onnipresente Great Fox, l'astronave madre tanto cara ai fan della serie. E da qui via che si va...

Le missioni si articolano in due fasi: strategica e d'attacco. All'inizio, vi verrà mostrata una mappa dell'area, con evidenziati i nemici non coperti dalla nebbia, ogni gruppo caratterizzato da uno su tre livelli di velocità e con differenti tipi di astronavi (la nebbia aumenta gradualmente, ma una quantità limitata può essere "raschiata" via usando il pennino), le eventuali basi e/o potenziamenti e la Great Fox. In una squisita struttura a turni, vi verranno fornite un numero variabile di mosse - i "turni", appunto - in cui terminare la missione, pena il suo fallire. La GF non può muoversi, ma può sparare fino a tre missili , questo perchè, qualora una pattuglia nemica la raggiungesse, la sua distruzione e la fine della missione sarebbero assicurate. Ma c'è di più: i missili non sono certo infiniti! Dovrete infatti andare a cercarli per la mappa di gioco entre sposterete le vostre unità. Cliccando sull'icona del personaggio potrete visualizzare le caratteristiche della sua astronave e, disegnando una rotta, spostarlo sul terreno di gioco per quanto concesso dai serbatoi di carburante. Qualora al punto d'arrivo incocciaste in una pattuglia nemica, ecco che comincia la battaglia vera...

La mappa di giocoLo stile qui è quello classico a cui siete abituati, con la differenza che potete liberamente girovagare entro i confini della mappa (qualora vi avvicinaste troppo al bordo, il pilota automatico provvederebbe alla virata o ad un'inversione ad U). Tutti i tasti del DS, nessuno escluso, servono a far fuoco con le armi di bordo, mentre la pressione prolungata attiverà il Lock On per quei velivoli che ne sono dotati. Come sempre, avrete su schermo la barra dei vostri scudi, del boost e quella dello stato dei vostri nemici, insieme al numero di cores ed al timer missione (vedi oltre). Lo schermo inferiore invece mostra il radar, l'indicatore delle bombe e i due grossi pulsanti per eseguire il giro della morte e l'inversione ad U. Eh si, il sistema di controllo è un pelino differente qui: trascinando lo stilo sullo schermo controllerete l'Airwing, mentre varierete la velocità (boost o freni) toccando rapidamente due volte e tenendo premuto rispettivamente nella parte superiore ed inferiore dello schermo. La bomba funziona trascinandone una dall'indicatore sul lato destro del touch fino al punto della mappa in cui volete sia sganciata. Molto versatile.
Un pò fastidiosa l'esecuzione della - indispensabile, e capirete perchè giocando - celebre "Avvitata", o barrel roll, che implica il trascinare rapidamente indietro ed avanti lo stilo, a patto di non essere nè troppo in alto nè troppo in basso, come indicato dalle frecce rosse in uno dei quattro bordi dello schermo; stavolta, inoltre, questa manovra consumerà continuamente il vostro boost meter, a meno che non la interrompiate e lo facciate ricaricare, ma ha anche l'indiscutibile pregio di attirare a voi i bonus vicini.

Fox in azione!Ogni mappa non solo ha nemici "autoctoni", ma anche un dato numero di astronavi Anglar che tra di essi si mimetizzano (il gioco non fa distinzioni sul radar). All'inizio di ogni missione, vi verrà dato sia un numero di turni che un numero di secondi per completarla. Se si esaurisce il primo o la Great Fox viene distrutta siete fregati, mentre il secondo caso porterà alla perdita di una vita e al reset del timer. Il tempo può essere incrementato racogliendo capsule di carburante o deflettendo i colpi nemici con la barrel roll, mentre una vita extra viene aggiunta al totale per ogni sei turni di gioco risparmiati. Per poter vincere una battaglia è necessario distruggere le astronavi Anglar e raccoglierne i Cores, stelle argentate dal centro rosso che vengono lasciate dai nemici abbattuti. Se ne raccoglierete un dato numero per mappa, passerete la missione.

E, udite udite!, sono tornati anche finali e strade multiple! Ovviamente, per sbloccarle, dovrete fare qualcosa di particolare, atrimenti vi beccherete la storilyne normale di livello Easy.

Il gioco, grazie alle mica tanto ridotte potenzialità 3D del DS, riesce ad essere in pari, se non persino migliore, del caro vecchio Starfox 64, con terreni ottimamente realizzati ed un'ampia varietà di nemici ed artwork di splendida fattura. Il voice acting è sempre lo stesso, elettronico e curioso, con musiche di sottofondo epiche ed a tono con ciascun pianeta, con la piacevole aggiunta che è possibile, registrando un campione della propria voce, far si che il gioco rimoduli quelle dei personaggi per assomigliarvi. Il sistema di controllo, come al solito, può sembrare farraginoso ma si rivela essere intuitivo e geniale, a patto di avere un ottimo sistema di protezione contro i graffi del touchscreen :D Inoltre, è stata aggiunta la modalità multiplayer via WiFi, per dare origine ad appassionanti sfide contro avversari di tutto il mondo, dando la possibilità ai piloti di lungo corso di sfoggiare le proprie abilità.

Che dire allora, se non che questo è l'ennesimo capolavoro magicamente tirato fuori dal cappello della Nintendo? Sicuramente un ottimo antipasto prima di Nanostray 2 e Raid Over the River...

postato da: Evrain alle ore 14:51 | link | commenti (5)
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venerdì, 11 agosto 2006

"To boldly go where no man has gone before"

E' strano, davvero strano.

Si può piangere per qualcosa di così "irrisorio" come un telefilm? Addirittura un telefilm di fantascienza?
Se sto rimandando la recensione di Ouendan per scriverne, a quanto pare si.

Molti di voi non lo sapranno, ma alcuni, come me, oggi avranno speso due ore della loro vita per assistere al superbo finale di una serie ingiustamente sottovalutata, proprio come tutto ciò che, riscoperto, risulta essere magistrale: Star Trek - Voyager.
Oh, lo so, so benissimo cosa starete pensando: Star Trek, la passione di quei nerd sfigatoni che si vestono da Dr. Spock (quello della vecchia pubblicità della RAS, per intenderci), con tanto di orecchie a punta, o che imparano il linguaggio Klingon (ma questo è un requisito: in informatica si definisce Klingon(iano) qualsiasi linguaggio astruso. Si, come quando trovate il vostro iPod in cinese antico anzichè in italiano) o sognano di pilotare l'Enterprise. No 'spetta, se volete questo siete dritti, visto che si deve guadagnare un botto di soldi.

Ad ogni modo, l'epopea dei 120 sfigat... ehm, eroi dispersi a 75 anni dal nostro bel pianetucolo verde e blu è finalmente giunta al termine, segnando dunque il momento degli addii per gli spettatori. Addio che, incredibilmente, è accompagnato da un groppo alla gola e dal ripescare il CD di Bridge Commander (ottimo simulatore spaziale, ve lo consiglio) dagli anfratti polverosi dello scantinato. Perchè? In fondo, non è altro che un telefilm, attori che recitano una parte, i soliti clichè fondati sulla fantascienza anni '70 e pompati da immagini in CG da qualche milioncino di dollari. Il problema sta proprio nella storia: quando i personaggi, da finti, diventano vivi, quando si inizia a intravedere la fitta trama di significati dietro ai bang bang delle pistole (e i bang bang di Sette-di-Nove e Chakotay, capitemiamia) allora si inizia a sentire il distacco.

Prendiamo Lord of the Rings: cosa lo rende così speciale, tanto da essersi guadagnato gloria immortale, una quantità oscena di Oscar e qualche migliaio di devoti lettori in tutto il mondo? Bravi, esattamente la stessa cosa: quel geniaccio di Tolkien, prendendo spunti a destra e a manca dalla mitologia europea e mica-tanto-europea, ha creato un mondo vivo, pulsante, dove ogni personaggio è diverso dall'altro, dove gli oggetti si consumano, il tempo scorre, le pistole non si autoricaricano come per magia, i capelli ingrigiscono, dove ognuno ha il suo linguaggio e le proprie tradizioni. Quel bel tomo di Gene Roddenberry, fondatore della saga, aveva decisamente capito tutto. Qualche tempo fa, un sondaggio su GbaRL, portò in luce proprio questo, come le varie saghe, almeno quelle concepite secondo lo spirito del suddetto, vadano puntualmente a rivangare le infinite magagne del genere umano, i falsi idealismi, la pia illusione che le utopie possano essere reali. D'accordo, i nerd rimarranno sempre tali (peggio per loro), ma è difficile, alla resa dei conti, vedere un Picard morire o un Tom Paris assimilato dai Borg. Quando un personaggio diviene reale o quasi, è sempre così. Credo si chiami "appassionarsi alla vicenda".

Senza contare che qualcuno dovrebbe piantare un pò di fantasia nei cervelli degli scienziati NASA: ok, state sempre lì a inventarvi nuove cose... ma possibile che spunti, nomi e anche un bel pò di pubblicità li prendiate a scrocco dallo Star Trek di turno? Non gli è bastato aver spolpato all'osso il povero Isaac Asimov?

Insomma, a conti fatti, lacrimuccia anche questa volta: l'ultimo episodio di The Next Generation si chiama "All good things...", che è metà di un proverbio inglese che finisce per "...come to an end" ("Ogni cosa bella ha una fine"), ed è proprio vero. Al diavolo, un altro paio di centinaia di episodi non ci sarebbero stati male, un pò come anche per la immeritatamente stroncata serie Enterprise, ultima nata nella saga. Serie modeste, con poco budget, snobbate dalla massa proprio perchè essenziali, ricondotte allo spirito di chi quell'universo lo aveva creato. La Paramount solo adesso si è accorta di aver fatto la ca**ata a cancellare Voyager, chissà quando si accorgerà di aver bissato la performance cancellando Enterprise...

postato da: Evrain alle ore 19:08 | link | commenti (8)
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